La notorietà delle sue ceramiche non porta a capitare per caso in questo centro medievale fortificato e poi feudo, situato a balcone sulla Valle del Sosio Verdura, che conserva un impianto urbanistico islamico e numerose testimonianze di epoca barocca.
Originariamente queste botteghe producevano oggetti molto semplici e vasellame in terracotta per la buona qualità dell’argilla che si trovava in loco, con forti influenze dello stile, della tecnica e dei colori tipici della maiolica caltagironese.
Ben presto i maestri ceramisti riuscirono a formarsi uno stile autonomo, con colori e temi caratteristici, dove il colore che predomina è il verde ramina e i contorni secchi in manganese, giallo paglierino, blu slavato e il violaceo, alcuni sono smaltati con gli stessi elementi usati sin dal XVI secolo.
Tipico disegno delle ceramiche è il fogliame minuto, motivi a lisca e medaglioni, testine ben disegnate e putti alati e alberelli, non meno interessanti sono i vasi da farmacia, mattonelle murali e pavimenti maiolicati oltre a bicchieri, brocche, pignatte e lampadari.
La straordinaria modernità dei modelli e delle decorazioni ancora stupisce e incanta, semplice ed efficace, istintiva e attraente, tanto da essere accolti nel museo della ceramica, gestito molto affettuosamente da donne.
Vi segnaliamo alcuni laboratori ancora attivi come quelli di Paolo e Giuseppe Caravella e dei fratelli Arcuri, dove il tornio ancora viene fatto girare con i piedi e viene usata la “balata”, dove viene impastata la creta.
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